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Mauro

kampeppuz@hotmail.com


Jun 15, 06 - 3:56 PM
Punto interrogativo

Riferendomi alla distinzione di Ortega y Gasset, che distingue 3 tipi di generazioni in ambito letterario (cumulative, polemiche e decisive), vorrei sapere secondo voi la generazione dei nati negli anni Ottanta, alla quale appartengo, a quale categoria appartiene o a quale dovrebbe/vorrebbe appartenere?
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 15th, 2006 - 4:55 PM
Re: Punto interrogativo

ciao.
abbi pazienza, ma "ortega y gasset" è un nome con cui vengo a contatto per la prima volta.
[introduco informazioni... ok]
sì, da parte mia (e sottilineo "da parte mia", ovvero: da tutto il mio punto di vista ignorante e ingenuo) non tenderei a fare particolari distinzioni generazionali; o almeno, non così serrate. si tratta di catalogare il reale a seconda di mappature che sono il più possibile vicine alla verità. ma la verità, ahimè, non è lo schema. non è classificabile in strutture rigidamente formate. in altre parole, la statistica è buona per capirsi, ma non è funzionale per la vita.
"cumulative, polemiche o decisive", ci chiedi tu... beh, ammetto la mia scon*****.
cerco di comprendere e di comprendermi in ogni istante, ma con la ragione ogni volta vado poco lontano. più che altro giro in tondo. una volta amavo la filosofia, poi, ahimè o per fortuna, mi sono rassegnato a "viaggiare" delle storie. (ed anche su questo argomento avrei ben poco o tanto da dire...)

sperando che qualcuno sia più loquace e utile di me ti saluto,
Luca
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 15th, 2006 - 4:58 PM
Re: Punto interrogativo

ps. non so perché, ma lo script del forum mi censura la parola "scon*****"... che sia un monito divino?
Dave Ross



Jun 16th, 2006 - 2:28 AM
Re: Punto interrogativo

Ciao Mauro,

anche la mia ignoranza avvolge d'ombra le teorie di Ortega e Gasset. E così, pensandoci al volo, anche a me sembra che l'intenzione di mettere in categorie una cosa così complicata come la "fenomenologia" letteriaria sia affare impossibile o molto difficile.

Poi cerco di argomentare con Luca: vero che un approccio razionalistico rivela tutti i suoi limiti nella prosa e nella poesia, ma non credo, come mi sembra tu dica, che è la filosofia a esserne il baluardo di questa limitazione. Magari lo è il razionalismo, ma altri indirizzi filosofici possono essere più profondi nel comprendere lo spirito della scrittura. Non so... ad esempio Nietzsche o Sant'Agostino di in questi giorni sto leggendo le confessioni (bellissime).

Anche io sono nato negli 80 e quello che sento è che l'uomo, come lo spazio, inesorabilmente si espande.

Ma tu, Mauro, non ci hai detto che ne pensi...
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 16th, 2006 - 6:06 AM
Re: Punto interrogativo

@dave

forse non mi sono spiegato.
il mio non era un attacco tout-court alla filosofia. era semplicemente una minima dichiarazione d'intenti, un dire "guardate, più che altro a me personalmente interessa il viaggio, non il cercare di capire il viaggio".
se proprio vogliamo leggerlo come un attacco (anche se il termine "attacco" penso che non sia molto calzante, in questo contesto), allora ok, è un attacco verso la mente e la coscienza, niente di più e niente di meno.
non è più di mia competenza e interesse pormi interrogativi astratti; non credo sia possibile giungere ad una soluzione univoca; e in ultima istanza non vedo più, alla fine, l'utilità pratica di questo modo d'agire.
poi ognuno è libero di comportarsi e d'esprimersi come vuole, per carità, ma d'altro canto pure io sto facendo la stessa cosa.
Federico



Jun 16th, 2006 - 11:00 AM
Re: Punto interrogativo

Sarebbe già molto difficile parlare della nostra come di una singola generazione, figuriamoci inscriverla entro la divisione schematica di un singolo autore (che anche io ignoro)... Ma proviamo a vedere le cose un po' più da vicino: pare che questo autore ami suddividere la storia della letteratura in categorie molto serrate di causa-effetto (un po' come Vico con le età dell'uomo, per intenderci), ma a ciclo continuo. Ovvero: dopo una prima generazione che accumula sapere (tale è il destino dell'uomo dall'invenzione della scrittura) ne seguirebbe un altra che si scaglierebbe contro questo sapere (in polemica appunto); dopodiché si giungerebbe finalmente alla fine del circolo: una terza generazione sarebbe tenuta a decidere cosa prendere e cosa buttare delle due generazioni precedenti sintetizzando le 'scoperte' e le innovazioni delle due precedenti. Non vorrei essere costretto a ripassarmi anche Hegel (che non conosco bene),ma a me pare che si stia trattando di Tesi/Antitesi-->Sintesi.
Ora già il tentativo di adattare una struttura od uno schema prederminato in linea generale non mi piace e mi trovo d'accordo con quello che ha affermato Luca nella precedente risposta: possibile che ci sia ancora bisogno di dover tagliare con l'accetta le idee, la letteratura, le razze e via dicendo? Diamoci piuttosto una svegliata e cominciamo tuttalpiù a lavorare rifacendoci da una parte se proprio abbiamo voglia di fare qualcosa per analizzare uno o più fenomeni! O no?
Comunque lo strutturalista che è in me suggerisce: in futuro potranno sempre farcela a ridurre tutto in strutture (sai, col senno di poi...), ma serviranno comunque termini molto nuovi e differenti per definire le generazioni letterarie di questi tempi: così nuovi e così differenti da quelli cui finora si era abituati che penso ce ne metteranno di tempo critici come questo Ortega y Gasset per trovarli.
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 16th, 2006 - 11:44 AM
Re: Punto interrogativo

@Federico

Sì, sono d'accordo.
La suddivisione in "generazioni letterarie" è argomento condiviso da un sacco di critici ed autori. Ortega y Gasset non è stato il primo a fare un simile discorso.
Ma, ripeto in altra forma: questo è lavoro buono per gli studiosi allorché si ritrovano a dover spiegare la storia letteraria ai loro allievi o a dover vendere i loro librini del menga... Non è un discorso "reale" ed "utile", secondo me, per chi ad un certo punto si rende conto che le suddivisioni a compartimenti stagni, e le fissazioni derivate, non fanno altro che complicare le cose, non le dispiegano affatto.
Anche per questo motivo, personalmente, dopo vari anni di studio filosofico/critico/scolastico, studio con cui ricercavo le risposte a quesiti *miei* personali, non ho potuto fare a meno di prendere la questione con le molle, e dirmi "ok, questo materiale sarà buono per farsi un'idea, ma non è poi sostanziale per capire e neppure per trovare".

@tutti

Cambio discorso, ma neanche poi così tanto.
Proprio oggi pomeriggio stavo ascoltando una puntata di Fahrenheit, il programma di radio2, dove Giuseppe Genna parlava del suo ultimo libro (Dies Irae).
C'è tutto un lavoro di focalizzazione d'idee, di ripensamenti su quella che è la nostra storia recente (e quindi il nostro presente), che autori contemporanei come il Genna, appunto, o il collettivo WuMing o Evangelisti o Lucarelli o Carlotto, tanto per citarne alcuni, stanno portando avanti ormai da qualche anno (si parla comunque di 5/10 anni, non di più).
Ecco, questo potrebbe essere un buon punto di partenza per aprire un discorso letterario.

Ho visto con sommo piacere, controllando il poll sondaggioso nella nostra homepage, che l'età media dei nostri visitatori/lettori è praticamente di 25 anni. Proprio come succede per i nostri collaboratori. Questo significa che Catrame è una rivista giovane, fatta da giovani, e forse con buone potenzialità di presentare, magari tra qualche anno, altre focalizzazioni e altri ripensamenti, magari riallacciandosi a discorsi di stile e di contenuto già abbozzati e presentati da altri più affermati e anagraficamente grandi di noi.

Ma continuerei a non parlare comunque di "generazioni letterarie", ed il perché è facilmente spiegabile: ad esempio ci sono altri scrittori o scrittrici, che io per quanto si possano conoscere, appunto, "conosco", che pur possedendo la stessa età media degli autori che ho prima citato, eppure sono lontani anni luce da quella che è la mia personale esperienza, sensibilità, e visione della scrittura.
Più che altro si tratta di scrittori puramente minimalisti, o puramente sperimentali, o che comunque non propongono dubbi o interrogativi da sciogliere, che non innalzano il livello del discorso e che non spingono alla riflessione.
(non farò nomi, in questo caso, per amor proprio; comunque chi è un po' avvezzo del panorama letterario contemporaneo in italia mi potrà capire ugualmente).

Concludo il mio discorso fondendo tutti questi miei spunti e fraseggiamenti in un crogiuolo di presunti presupposti. Nulla mi toglie, a me che ho 23 anni e 2 mesi, di creare in futuro un prodotto culturale che sappia fondere ed ampliare tutte le caratteristiche che si ritrovano già in circolo e in germe all'interno del nostro immaginario. D'altra parte amo la sperimentazione, sono molto feticista riguardo al linguaggio e alla struttura, ma sull'altro versante vorrei pure gettare uno sguardo su quelli che sono i contenuti delle mie elucubrazioni, perché un testo che non ti fa riflettere, o non ti fa incazzare, o non ti fa ridere, piangere, che non stimola, che non caga dubbi, è un testo che non vale un *****, a mia modesta opinione.
Oppure se mi girano diversamente potrei pure dirmi "no, cavolo, voglio fare qualcosa di minimale puro, voglio sbattermene dei discorsi altrui e fare come faceva Purdy, che se ne fregava delle discussioni letterarie a lui contemporanee eppure poi alla fine riusciva a fare ugualmente centro".
Insomma: sono libero di fare quello che mi pare e piace, e come io pure voi, e questo è sartrianamente la mia condanna, ma pure la mia liberazione ;)

Ora sono sicuro che Mauro potrà, leggendo tutto questo mio discorsino, dire con tranquillità "ecco, *****, questa è una generazione X". Mmm, spero proprio che questo non avvenga :)
Dave Ross



Jun 17th, 2006 - 4:54 AM
Re: Punto interrogativo

Luca, dopo il tuo chiarimento non posso che trovarmi daccordo, anche se l'aforisma "a me interessa il viaggio, non capire il viaggio" mi porta quasi a pensare a una sorta, perdona l'ossimoro, di superficiale profondità. Come se ti intrigassero solo gli effetti innumerevoli che ti si svolgono intorno fino al minimo particolare, mentre rimani scettico sull'esistenza... dell'esistenza.
Vero che è impossibile comprenderla, ma è questa ricerca infinita, questo labirinto fastico, dove gli uomini si sono persi e ritrovati da sempre, che per me è il succo non solo dell'arte, ma anche di qualcos'altro.

Federico invece ipotizza una futura strutturazione del pensiero letterario.
La scienza e l'epistemologia in cento anni hanno fatto passi enormi rispetto alla letteratura. Siamo arrivati ai quark!!!
Se il pensiero è strutturabile, ne siamo lontani.

Infine, sempre riguardo alla "catalogazione letteraria", in questo pianeta popolato da 6 miliardi di persone ormai di "pensiero o indirizzo artistico" al singolare ne vedo davvero pochi. Tanti rivoli che si spandono in tutte le direzioni, una raggiera di rivoli.
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 17th, 2006 - 10:30 AM
Re: Punto interrogativo

sì, hai detto bene: l'esistenza dell'esistenza. grande tema. sviluppato un sacco di volte in un sacco di filosofie.
pare che lo stato del dubbio permamente sia la realtà, e che invece le convinzioni siano tutte una grande sorta di teatrino delle illusioni.
ma d'altra parte la "quotidianità" (da un'altra parte si può parlare di 3 piani d'esistenza e robetta così) è formata proprio da queste illusioni, e l'arte (che è una parola che sottintende un punto di vista brutto e barbaro, secondo me) non sfugge da questa concezione.
ecco allora che ci si maschera, ci si camuffa, ci si dipinge il viso, si scende in campo, e si sviluppa un artificio, una danza, una performance.
qui sta tutto il senso dell'oltre-senso (non del non-senso, proprio dell'oltre-senso), forse.
(di questo parlavo nella fine de "alla fine, il senso?", tanto per autocitarmi).
non è detto quindi che non si possa vivere senza "sete" di conoscenza assoluta.
no, secondo me la conoscenza assoluta è una delle tante finzioni (toh, che qualcuno butti nel calderone pure Borges...), ma questo non toglie che si possa continuare a giocare, anzi, sta proprio qui il punto di partenza e d'arrivo di ogni gioco.

penso che il pensiero sia completamente strutturabile, comprensibile ed imbrigliabile all'interno di una "scatola" (grazie Manuel), ma appunto la scatola non è il contenuto, la mappa non è il territorio e cazzi vari... è un grande problema, no?
Mauro



Jun 28th, 2006 - 2:41 PM
Re: Punto interrogativo

Mi sia perdonata l'attesa...
Per tornare a Ortega y Gasset, vorrei innanzitutto premettere che egli si tiene ben lungi dall'apporre etichette ad ogni singola generazione, anche perchè credo che, nel caso lo facesse, sarebbe da rinchiudere piuttosto che da citare!
Bando quindi ai compartimenti stagni..
Quel che mi attanaglia cervello e viscere è cercare di superare quello che definirei un horror vacui semantico. Mi spiego: il novecento ha creato, strappato, rivoluzionato, controrivoluzionato, esasperato, decretato morti, nascite, aborti, matrimoni...A questo punto che rimane a noi, magri figli di un secolo incredibile sotto ogni punto di vista? Piacere di raccontare e di raccontarsela, crucci ermeneutici, velleità intimistiche, o ancora sociologiche, o ancora globalizzanti (parola dai nostri tempi tanto usata e abusata), o forse voglia di successo, rincorsa al tritacarne dell'editoria o tutto quello che volete???
Insomma: noi, figli degli anni Ottanta, Qui Quo e Qua del Novecento, cos'abbiamo da dire??? Cosa ci resta da dire in un mondo dove le parole hanno perso il loro peso, sono state ingurgitate dal demone dell'istantaneità a tutti i costi?
La butto lì: senza accorgercene siamo investiti di un immane quanto affascinante fardello: salvare la letteratura...Esagero?
Dave Ross



Jun 29th, 2006 - 6:29 AM
Re: Punto interrogativo

Non credo che la parola abbia perso e perderà mai il suo peso. Forse la letteratura sì. Vedo non solo nella letteratura, ma anche nella pittura ad esempio come la quantità stia asfissiando la qualità delle creazioni.
Questo io spero in un libro di oggi e in un quadro di oggi: la qualità!

Per questo come Mauro, condivido il timore e l'odio verso "il tritacarne" dell'editoria.
Luca Malventi

www.catrameletterario.com/luca


Jun 29th, 2006 - 11:28 AM
Re: Punto interrogativo

@Mauro

("I think", spot pubblicitario della pasta fatta a meno, 45'')
Penso che le piccole cose nascano piano piano. Giorno dopo giorno. Con la ricerca e la costanza, con il dialogo e la pazienza. Il nostro passato ha dato vita ad un sacco di movimenti, tendenze, ribaltamenti, letterature e filosofie, ma questo non vuol dire che non si possa più comunicare nulla di nuovo. Talvolta il nuovo si può rincorrere nella forma, talvolta nei contenuti. L'importante è non perdere la calma, tirare un respiro e continuare. L'originalità certe volte può nascere dal fare pure un patchwork di elementi apparentemente distanti, ma già presenti sotto al nostro naso. E ricordiamoci che non è necessario essere sempre originali, non è solo con questo che si viene considerati bravi in ciò che si fa. In certi casi l'unica persona che può dare un taglio a certi pensieri di frenesia e logoramento siamo noi stessi. Il successo siamo noi a decidere quando lo si ha oppure no. Fagocitare l'universo è impossibile, per un uomo solo. Inutile scaricare la colpa sugli altri.
Secondariamente poi credo che non possiamo dirci che "dobbiamo salvare la letteratura", perché secondo me la letteratura prima di tutto sta benissimo, e poi arrogarci un simile scopo sarebbe un errore. Anche a me fanno schifo un sacco di scrittori affermati contemporanei, li trovo vuoti, blandi, poco impegnati, però ripeto: l'unica cosa che posso fare è proporre qualcosa di mio, sperando che qualcuno lo legga e ne tragga ulteriore ispirazione. Non perché ho una missione da compiere, ma perché è così che per adesso riesco a sublimare ed esprimere me stesso.
Poi talvolta questo mi è difficile, e allora anch'io entro in crisi e inizio a sputare in faccia a me stesso e a gettare merda sulla strada là fuori, ma il gioco di specchi rimane, ed io sono l'inizio e la fine di tutti i miei problemi.
Se vuoi mi permetto di darti uno spunto (stupido) di riflessione su cui magari scrivere un po': possibile che i preti siano tutti pedofili, i calciatori tutti attaccati al quattrino, i poliziotti tutti figli di puttana e che la tv faccia solo male? E dall'altra parte: possibile che i preti siano tutti brave persone, i calciatori tutti interessati solo al loro sport, i poliziotti tutti onesti e necessari e la tv sempre un piacevole modo d'intrattenersi senza spremersi troppo le meningi? Possibile che la narrativa popolare, fatta pure di film, telefilm, spettacoli teatrali, spesso e volentieri metta in scena spettacoli dove i personaggi non sono persone, bensì pupazzetti che cambiano molto poco opinione, stereotipi, brutte copie della vita?
Forse le cose sono molto ma molto più complicate, e non possiamo dare definizioni assolute, ma soltanto definizioni legate ad un particolare contesto, settore, tempo e stato mentale dell'osservatore... O magari neanche questo, no, magari tutto è facilmente catalogabile, assolutizzabile, netto, definito, chi lo sa... Manuel, qui in redazione, si lamenta un sacco perché dice che lui non ha nulla da dire, che non c'è nessuna verità assoluta da trasmettere; "pace", gli dico io, "chissenefrega, anche ammesso sia vero, vogliamo fare delle storie, no? Delle rappresentazioni della vita... la vita è complessa, contraddittoria, la storia è legata allo spazio e al tempo, non è un'astrazione, non è solo filosofia". Magari la soluzione per uno scrittore potrebbe essere negare il proprio punto di vista sui fatti narrati, aspirare al distacco, lasciare tutta l'interpretazione in mano al lettore, evitare di "fare la morale". E questo è quello che io vorrei per me. Oppure potrebbe entrare soggettivamente in ogni cosa, fare poesia. E questo è quello che fa ad esempi Alberto, che sicuramente se leggesse 'sta roba qui direbbe "quante seghe mentali", e non potrei dargli torto: il mio lavoro, chiamiamolo così, si concentra su altro. Storie. Scrivere. Comunicare.
Esempio: c'è un signore che gli girano i coglioni perché sua figlia esce con un ragazzo senza lavoro. Sua figlia è in età di marito, il signore è di mentalità particolare, non tollera simili situazioni. Sviscerare questa condizione sarebbe un lavoro di una vita, volendo. Si potrebbe scrivere un romanzo solo su questo fatto.

@Dave
La qualità è questione soggettiva, non è misurabile come la quantità, anche se per questa "misurabilità" potremmo porre dei dubbi allorché ci chiediamo "che cosa sia un'opera d'arte". Comunque, è bene ricercare la qualità di un'opera, sono d'accordo con te, ma non possiamo assolutizzare il nostro giudizio. Penso d'essere io e solo io il metro di me stesso e delle mie aspirazioni così come le altre menti lo sono per le altre menti (se mai esistono, gli altri, vero).
L'editoria, in assoluto, non la demonizzerei troppo. E' vero, l'editoria è questione di marketing, diciamo, ed è fatta al 90% di merda, penso anch'io, però comunque rimane un mezzo che può essere usato per assecondare noi stessi, se ci/la sappiamo gestir


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